Monday, April 24, 2006

Corri little Jimmy - 3^ parte


........ fui trascinato giu’, sulla sabbia. Con una mano teneva la bottiglia, beveva, ringhiava, rideva; con l’altra mi teneva per il collo, col ventre sulla sabbia. Si liberò della bottiglia mi afferro’ per l’inguine; mi strappo’ il costume con violenza. Cristo, quelle mani orrende. Enormi. Tozze, dalle dita corte e piene di lentiggini. Le ricordo bene quelle mani; ma che voleva farmi? Non capivo. Non capivo perche’ mi sollevava per le gambe …… e perche’ rideva sempre? Era forse stupido? Era troppo goffo, troppo pensante, troppo ubriaco, per riuscire nel suo squallido intento. Mi si buttava addosso con difficolta’, il mio esile corpo scompariva sotto quella massa informe di lardo e carne; sapeva di sudore rancido misto a benzina … cominciava ad incazzarsi sul serio … recupero’ la sua bottiglia, cerco’ di infilarmela con forza dentro. Eh no brutto figlio d’una gran troia! Eh no bastardo, questo non dovevi farlo! Mi dibattevo, mi disperavo, ma non sentivo dolore. Mi ritrovai per le mani qualcosa-un asciugamano pieno di sabbia-riuscii a scaraventarglielo sul viso. Mi lascio’. Scappai. Cominciai a correre ………………


………movimenti veloci. Questo è vero. Sono molto rapido nei gesti, nei movimenti, parlo senza rispettare alcuna pausa. Un tornado scatenato. 'Sta cosa mi ha dato non pochi problemi, soprattutto al corso di recitazione, al punto che, durante le prove, mi legavano ad una sedia e leggevo la mia parte con una matita in bocca. E poi questa mania di correre, correre sempre: corro per le scale, corro verso la macchina e persino per passare da una stanza all'altra. Anche quel dannato giorno corsi tanto. Correvo chissà verso quale meta, nudo, con un piccolo asciugamano stretto in mano. Non so per quanto tempo e quale distanza, ma ricordo chiaramente la merdosa risata di quel verme schifoso d'un bastardo dietro di me, poi più niente. Eccolo il mare nella sua immensità, con i suoi misteri. Eccolo il mare, pronto ad accogliermi nel suo ventre. Ora sono fra le sue braccia, e mi perdo nel suo infinito, oltre ogni concezione di tempo e spazio. Mare, amico mio, toglimi questa lordura di dosso; cavami questa pelle che sa di sporco. Rapisci questo bimbo che giocava a fare l'uomo, ora con la disperazione di un adulto, che non ritrova più il suo spirito da fanciullino.

Mi strofinavo quanto più potevo, dovevo cacciare quella puzza di marcio che mi nauseava. Quell'odore che ancora sento ovunque e che detesto. Quell'olezzo che mi tiene a distanza, che inevitabilmente mi attacca quando salgo su un autobus, quando stringo una mano. Docce bollenti, non chiedermi quante ne faccia nell'arco della giornata. Quintali di bagno schiuma. Litri di profumo. Sento 'sta cazzo di puzza dappertutto, in ogni individuo che mi passa vicino. Una tragica reazione a catena che non controllo e mi porta ad odiare l'intero genere umano. Quell'odore acre che rimette in moto il meccanismo della mia corsa.