Corri little Jimmy - 2° parte

- Sai quando ero ragazzino facevo gruppo con i miei compagni di classe. Si andava al mare, tutti insieme. Altre volte si andava in campeggio. E' strano, non ricordo il nome di tutti … Paolo, Antonio forse. Ma uno di loro lo ricordo bene; cazzo se me lo ricordo. Si chiamava Patrick. Nessuno lo conosceva col suo vero nome, perché sua nonna, in memoria del defunto marito, lo chiamava Leo; così fecero anche tutti gli altri. Tutti tranne me. Non sopportavo, come non sopporto tuttora, st'usanza del cacchio di commemorare i defunti attribuendo il loro nome ai vivi. Roba da matti.
- Patrick. era un po' più grande di me. Quindici anni, forse sedici. Io ne avevo dodici. Tanto era simpatico quanto brutto e mal fatto: testa grande e quadrata, capelli ispidi, radicati fino a metà della fronte; tracagnotto e chiattone che faceva ridere solo a guardarlo. Ero talmente stronzo, che per farlo arrabbiare gli dicevo che piu' una damigiana che un essere umano. E vai giù botte! Mamma mia quante ne ho prese.Nonostante la sua sfigata corporatura, Patrick era un abile nuotatore. Mi insegnava le varie tecniche e ne andava fiero. Quel giorno, mentre gli altri compagni facevano merenda, Patrick mi chiese se avessi voluto accompagnarlo un po' più avanti, verso la parte rocciosa della costa. Conoscevo bene quel tratto di costa, quegli scogli fatti a mo' di trampolino - Fantastico - Allora andiamo - . Ci vollero circa quindici minuti ma quel posto era talmente bello …… immagina una piccola spiaggia isolata, a forma di mezza luna, con degli scogli altissimi sulle due estremità. Patrick stava ancora in acqua, io prendevo il sole sulla distesa di sabbia. Arrivò un gruppo di …non so, forse tedeschi … in moto. Ubriachi fradici, si spingevano l'uno contro l'altro. Urlavano, ridevano. Forse cantavano. Avevano indosso il solo costume da bagno. Uno di loro se lo tolse. Aveva il corpo tozzo e flaccido; i capelli rossicci, lunghi e unti, raccolti da una bandana nera. La grossa pancia ed un grosso ciuffo di peli ne rendevano quasi invisibile il sesso. Stetti lì, immobile, a guardare. Lui si accorse di me, mi fissava. Gli si dipinse in viso una sorta di sadica smorfia. Afferrò per il bacino un altro animale del branco, in modo da sfregargli quel goffo ciuffo di peli sul di dietro. Una sorta di rituale selvaggio, bestiale, unicamente dedicato a me, la preda. Stavo sempre lì, come in trance, immobilizzato dalla terrificante curiosità di ciò che non conosci, ma che sai che sta per farti molto male. Mi sentii tirare per un braccio. Era Patrick - Ma che cazzo fai? Andiamo via.- Non so cosa mi prese; forse la paura, forse l’istinto alla sopravvivenza, ma ebbi la pessima idea di mettermi a correre. Eppure mi avevano insegnato che quando un cane rabbioso ti ringhia, non devi mai correre, devi stare calmo. Non ci volle molto perché mi raggiungessero. Cercavo di arrampicarmi su per la dorsale rocciosa …


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